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Strutture ricettive alberghiere (alberghi o residenze turistico alberghiere)

albergo

La Regione del Veneto, con la legge 14 giugno 2013, n. 11 "Sviluppo e sostenibilità del turismo veneto" (in B.U.R. n. 51 del 18 giugno 2013), ha avviato un processo di riforma della disciplina dell'attività ricettiva, qualificata dalla legge come "fornitura, a pagamento, al turista di alloggio temporaneo e di servizi durante il soggiorno del cliente nelle strutture ricettive" (così art. 2, co. 1, lett. g).
E' stata inoltre pubblicata sul BUR (Bollettino Ufficiale Regionale) del Veneto n. 59 del 13/06/2014 la DGR (Deliberazione di Giunta Regionale) n. 807 del 27/05/2014, con la quale vengono disciplinate le nuove modalità (compresi i requisiti) per la classificazione delle strutture ricettive alberghiere della Regione Veneto ai sensi della nuova legge regionale n. 11/2013 che ha sostituito la precedente legge regionale n. 33/2002.
La riforma opera sostanzialmente su due versanti.
Il primo ambito d'intervento attiene al riordino delle strutture ricettive che l'art. 23, l.r. divide in tre categorie:
1) strutture ricettive alberghiere (art. 25);
2) strutture ricettive all'aperto (art. 26);
3) strutture ricettive complementari (art. 27).

Per semplicità espositiva si riportano estesamente gli articoli della norma:

Art. 25
Tipologie di strutture ricettive alberghiere

1. Sono alberghi od hotel le strutture ricettive alberghiere, con capacità ricettiva totale o prevalente in camere, suite e junior suite e con eventuale capacità ricettiva residuale in unità abitative.
2. Sono villaggi-albergo le strutture ricettive alberghiere, con capacità ricettiva totale in unità abitative ubicate in più edifici all’interno di una stessa area dove insiste l’edificio principale alberghiero.
3. Sono residenze turistico-alberghiere le strutture ricettive alberghiere con capacità ricettiva totale o prevalente in unità abitative e con eventuale capacità ricettiva residuale in camere.
4. Sono alberghi diffusi gli alberghi dotati di un edificio principale, dove si trovano l’ufficio di portineria e le aree ad uso comune degli ospiti e di due o più dipendenze alberghiere, ubicate ad una distanza, in linea d’aria, non superiore a quattrocento metri dall’edificio principale, con capacità ricettiva totale o prevalente nelle dipendenze e con eventuale capacità ricettiva residuale nell’edificio principale alberghiero e ubicati:
a) nelle aree di montagna;
b) nei centri storici, così come individuati dagli strumenti di governo del territorio, di comuni con popolazione non superiore a cinquemila residenti;
c) nelle isole non collegate da ponti alla terraferma, con popolazione non superiore a cinquemila residenti.
5. La Giunta regionale, su motivata richiesta del comune e al fine di contrastare il fenomeno dello spopolamento, può consentire l’albergo diffuso in borghi o centri storici siti in comuni con popolazione superiore a cinquemila residenti in deroga al limite di cui alla lettera b).
6. Le unità immobiliari che compongono l’albergo diffuso possono essere situate solo in edifici già esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge.
7. Nelle strutture ricettive alberghiere il locale di pernottamento può disporre sino a quattro posti letto ed è consentito aggiungere, in via temporanea e solo su richiesta del cliente, un ulteriore posto letto in deroga ai limiti dimensionali stabiliti dalla legislazione in materia, con obbligo di ripristino del numero dei posti letto autorizzato al momento della partenza del cliente.
8. Nelle strutture ricettive complementari è consentito aggiungere nel locale di pernottamento, in via temporanea e solo su richiesta del cliente, un ulteriore posto letto, in deroga ai limiti dimensionali stabiliti dalla legislazione in materia, con obbligo di ripristino alla partenza del cliente del numero di posti letto autorizzato.

Art. 26
Strutture ricettive all’aperto

1. Le strutture ricettive all’aperto sono strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione unitaria, che offrono ai turisti, in un’area recintata, alloggio in allestimenti mobili o in unità abitative e si distinguono in villaggi turistici e campeggi.
2. Sono allestimenti mobili gli allestimenti per il pernottamento nella struttura ricettiva all’aperto, installati sulle apposite piazzole dal titolare della struttura ricettiva o dai turisti, quali tende, roulotte, camper, caravan e case mobili.
3. Sono villaggi turistici le strutture ricettive all’aperto con capacità ricettiva totale o prevalente in unità abitative o allestimenti mobili installati dal titolare e con eventuale capacità ricettiva residuale in allestimenti mobili installati dai turisti.
4. Sono campeggi o camping le strutture ricettive all’aperto con capacità ricettiva totale o prevalente in allestimenti mobili installati dai turisti e con eventuale capacità ricettiva residuale in unità abitative o allestimenti mobili installati dal titolare.
5. Le strutture ricettive all’aperto sono tenute ad assicurare:
a) la sorveglianza continua della struttura ricettiva durante i periodi di apertura;
b) la presenza, in via continuativa, all’interno della struttura ricettiva, del titolare o di un suo delegato.

Art. 27
Strutture ricettive complementari

1. Le strutture ricettive complementari sono le strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione unitaria, situate in un edificio con spazi e servizi offerti al turista diversi rispetto a quelli delle strutture ricettive alberghiere.
2. Sono strutture ricettive complementari:
a) gli alloggi turistici, che sono composti da una a sei camere, ciascuna dotata di un massimo di quattro posti letto;
b) le case per vacanze, che sono composte da un locale soggiorno e da una sala da pranzo entrambi di uso comune e da camere che per più della metà sono dotate di due o più posti letto;
c) le unità abitative ammobiliate ad uso turistico, che sono composte da una o più camere, ciascuna dotata di uno o più posti letto, nonché di servizi igienici e di cucina autonomi;
d) i bed & breakfast, che sono composti da una a tre camere per i turisti, ciascuna dotata di un massimo di quattro posti letto; il titolare deve risiedere nell’unità immobiliare sede del bed & breakfast e deve ivi alloggiare, in una camera a lui riservata, durante il periodo di apertura della struttura. Il servizio di prima colazione è servito ai clienti direttamente dal titolare o dai suoi familiari. I bed & breakfast, se esercitati in via occasionale, anche nell’ambito di ricorrenti periodi stagionali, non costituiscono attività d’impresa;
e) i rifugi alpini, che sono ubicati in aree di montagna a quota non inferiore a mille metri e sono predisposti per il ricovero e il ristoro di turisti ed escursionisti e per il soccorso alpino. I rifugi, che devono essere custoditi per il periodo di apertura al pubblico, sono composti da camere che per più della metà sono dotate di due o più posti letto ed inoltre da una camera per l’alloggio del titolare durante il periodo di apertura ai turisti. I rifugi alpini, esclusi quelli già classificati come rifugi escursionistici in vigenza della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni, dispongono, durante i periodi di chiusura, di un locale per il ricovero di fortuna, convenientemente dotato, sempre aperto e accessibile dall’esterno anche in caso di abbondanti nevicate e durante il periodo di apertura stagionale il servizio di ricovero deve essere comunque garantito per l’intero arco della giornata.
3. I rifugi già classificati come rifugi escursionistici in vigenza della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni, devono modificare la denominazione in rifugio alpino secondo le disposizioni del comma 8 dell’articolo 50.

Il secondo aspetto della riforma riguarda la semplificazione amministrativa mediante il ricorso alla previsione del silenzio assenso nei procedimenti di autorizzazione per la classificazione delle strutture ricettive (art. 32, co. 4, l.r.) e alla segnalazione certificata di inizio attività - SCIA (art. 33, l.r.).

La legge 11/2013 prevede (all’articolo 50) che le strutture ricettive, già classificate alla data di entrata in vigore della stessa legge, devono ottenere la nuova classificazione entro il termine di 12 mesi dalla pubblicazione nel BUR della Deliberazione di Giunta Regionale. Pertanto, le strutture ricettive alberghiere già esistenti devono richiedere la nuova classificazione entro il 12 giugno 2015, pena l’obbligo di chiusura dell’attività.
la richiesta di nuova classificazione deve essere inoltrata esclusivamente per via telematica, attraverso lo SUAP (Sportello Unico delle Attività Produttive) di ogni Comune, che poi la inoltrerà alla Provincia. Alla  domanda vanno allegate n. 2 marche da bollo da euro 16,00.

La domanda di classificazione, il modello di S.C.I.A relativo all'attivazione di attività ricettiva, ed ogni altro ulteriore modello, e le informazioni sulla nuova normativa sono reperibili nel sito internet della Regione Veneto al link:

http://www.regione.veneto.it/web/turismo/area-operatori alla sezione "Modulistica per SUAP (Sportello Unico Attività Produttive)"

Si specifica che i modelli .pdf relativi alla domanda di classificazione, alle due marche da bollo da € 16,00, e la successica S.C.I.A. di attivazione dovranno essere debitamente compilati, firmati digitalmente e quindi inviati all'indirizzo P.E.C. dello S.U.A.P.: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

   Requisiti per l'esercizio dell'attività: 
 

Lo svolgimento dell'attività è subordinato al possesso dei requisiti soggettivi previsti dalla normativa antimafia e dei requisiti soggettivi morali

L'edificio e i locali in cui si svolge l'attività devono avere una destinazione d’uso compatibile con l’attività stessa e che, in caso di attività di somministrazione di alimenti e bevande, vengono rispettati i criteri di sorvegliabilità stabiliti, ove previsto, dal ministero dell'Interno ai sensi del Decreto Ministeriale 17/12/1992, n. 564.

L'attività deve essere svolta nel rispetto delle norme applicabili all'attività oggetto della segnalazione e delle relative prescrizioni (ad esempio in materia di urbanistica, igiene pubblica, igiene edilizia, tutela ambientale, tutela della salute nei luoghi di lavoro, sicurezza alimentare, regolamenti locali di polizia urbana annonaria) e, se soggetti, essere in regola con la normativa in tema di emissioni in atmosfera (ai sensi del Decreto Legislativo 03/04/2006, n. 152 e s.m.i.).

I locali devono inoltre rispettare la normativa vigente in materia di prevenzione incendi ed è necessario essere in possesso del certificato prevenzione incendi nel caso in cui sia richiesto ai sensi del Decreto Ministeriale 16/02/1982.

Somministrazione di alimenti e bevande
Per esercitare l'attività di somministrazione di alimenti e bevande ai soli alloggiati è necessario seguire la procedura apposita.

Per esercitare l'attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico indifferenziato è necessario l'ottenimento di apposita autorizzazione seguendo il relativo procedimento.


Vendita di oggetti, alimenti e bevande

In caso di vendita di oggetti, alimenti e bevande è necessario presentare SCIA seguendo la procedura relativa all'apertura di un esercizio di vicinato.

   Modalita di esercizio: 
 

È obbligatorio esporre, all’esterno e all’interno della struttura, il segno distintivo della classificazione delle stelle assegnate; 

È obbligatorio esporre, nei locali di ricevimento dei clienti, i prezzi minimi e massimi; 

È obbligatorio dare alloggio solo alle persone munite di documento di riconoscimento; 

È obbligatorio far sottoscrivere al cliente la scheda di dichiarazione delle generalità (schedina P.S.); 

È obbligatorio comunicare all’autorità locale di pubblica sicurezza le generalità delle persone alloggiate entro 24 ore dal loro arrivo.