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Distributori di carburanti privati

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Per impianto di distribuzione di carburanti ad uso privato si intende un complesso di attrezzature fisse o mobili ubicato all'interno di aree private non aperte al pubblico accesso quali stabilimenti, cantieri, depositi e simili destinato esclusivamente al rifornimento di automezzi di proprietà o di uso esclusivo.

Esistono due tipologie di distributori di carburanti ad uso privato:

  • impianti interrati (per quanto concerne l’aggettivo “interrato” si intende la contestuale presenza di due condizioni: l’installazione sotto il piano campagna e la mancanza della diretta e visiva ispezionabilità);
  • impianti fuori terra (viceversa).
Requisiti per l'esercizio dell'attività: 

L'installazione e l'esercizio di impianti di distribuzione di carburanti per uso privato sono soggetti ad autorizzazione rilasciata dal Comune e subordinata:

  • alla verifica della conformità alle disposizioni degli strumenti urbanistici comunali, alle prescrizioni concernenti la sicurezza sanitaria, ambientale e stradale, alle disposizioni per la tutela dei beni storici ed artistici;
  • al rispetto delle prescrizioni di prevenzione incendi.

Per questa tipologia di impianti vige il divieto di cessione di carburanti a terzi, sia a titolo oneroso che gratuito pena, in caso di trasgressione, la revoca dell'autorizzazione.

In particolare, l'impianto dovrà ricadere in categoria 18, impianti fissi di distribuzione di benzina, gasolio e miscele per autotrazione ad uso pubblico e privato con o senza stazione di servizio, ai sensi del Decreto Ministeriale 16/02/1982.

Nota: i contenitori-distributori rimovibili (quindi fuori terra) utilizzati per il rifornimento di automezzi destinati all'attività di autotrasporto sono soggetti ad autorizzazione comunale. Non sono soggetti ad autorizzazione comunale i contenitori-distributori mobili destinati esclusivamente al rifornimento di macchine operatrici non targate e non circolanti su strada. Tali attrezzature sono assimilabili ai depositi essendo destinati a mezzi ai quali è inibita la circolazione su strada e pertanto impossibilitati a rifornirsi presso gli impianti stradali di distribuzione carburanti (Decreto Ministeriale 19/03/1990). Pertanto gli impianti di cui alla categoria 15, depositi di liquidi infiammabili e/o combustibili, ai sensi del Decreto Ministeriale 16/02/1982, non rientrano in tale procedura. 

Il richiedente dell'autorizzazione per l'installazione e l'esercizio di un impianto deve possedere i requisiti personali soggettivi ai sensi dell’articolo 5 del Decreto legislativo 31/03/1998, n. 114. 

Esercizio provvisiorio e collaudo quindicinale

Ai sensi dell'art. 9 della Legge Regionale 23/10/2003, n.23, terminati i lavori e prima della messa in esericizio a seguito di collaudo è possibile richiedere l'autorizzazione per l'esercizio provvisorio dell'impianto; si riporta pertanto il citato art. 9, riportante anche le specifiche per il collaudo quindicinale degli impianti:

Art. 9
Collaudo impianti ed esercizio provvisorio.
1. Ad ultimazione dei lavori i nuovi impianti, quelli trasferiti, quelli ristrutturati e quelli potenziati con i prodotti metano e G.P.L. devono essere collaudati da apposita commissione nominata dal comune e composta da:
a) il responsabile del settore, o un suo delegato, che funge da presidente;
b) il responsabile del settore tecnico o un suo delegato;
c) l'ingegnere capo dell'ufficio tecnico di finanza competente per territorio, o un suo delegato;
d) il comandante provinciale dei vigili del fuoco competente per territorio, o
un suo delegato;
e) un rappresentante dell'Unità locali socio sanitarie (U.L.S.S.) competente per territorio.
2.  La  commissione  di  collaudo  effettua,  su  richiesta  del  titolare dell'autorizzazione, la verifica quindicennale di cui all'articolo 1, comma 5, del Decreto legislativo 11/02/1998, n. 32, sull'idoneità tecnica e fiscale degli impianti, anche ai fini della sicurezza sanitaria e ambientale.
3. In attesa che la commissione di cui al comma 1 abbia effettuato il prescritto collaudo,  il  sindaco,  su  richiesta  del  titolare  dell'autorizzazione,  autorizza l'esercizio  provvisorio  dell'impianto  di  carburante  o  della  parte  oggetto  di modifiche, senza pregiudicare la validità della relativa autorizzazione.
4.  L'esercizio provvisorio è autorizzato  per un periodo  non  superiore a centottanta giorni, prorogabili per una sola volta, previa presentazione della seguente documentazione:
a) perizia giurata redatta da tecnico abilitato attestante che le strutture, gli impianti, le attrezzature e le opere di finitura sono stati realizzati, installati e posti in opera in conformità alle norme vigenti in materia di sicurezza;
b)  richiesta  al  comando  provinciale  dei  vigili  del  fuoco  competente  per territorio da parte del titolare del certificato di prevenzione incendi o del suo aggiornamento unitamente alla dichiarazione di inizio attività;
c) impegno da parte del titolare all'osservanza delle eventuali prescrizioni e condizioni di esercizio imposte dal comando provinciale dei vigili del fuoco;
d)  dichiarazione  del  titolare  attestante  che  la  composizione  finale dell'impianto,  a  partire  da  quella  dell'ultimo  collaudo  utilmente  effettuato,  è conforme  a  quella  risultante  dai  provvedimenti  autorizzativi  rilasciati  e  alle modifiche realizzate sulla base delle comunicazioni al comune.
5.  Sono  escluse  dall'esercizio  provvisorio  le  apparecchiature  destinate  al contenimento e all'erogazione del G.P.L. e del metano.

Modalita di esercizio: 

L'attività può essere iniziata soltanto dopo il rilascio dell'autorizzazione e a seguito dell'esito positivo del collaudo, ovvero a seguito di richiesta di esercizio provvisorio.

MODULISTICA:

PROCURA per la presentazione delle pratiche

Elenco dei moduli compilabili e da scaricare

UFFICIO DI COMPETENZA E MODALITA' DI PRESENTAZIONE:

SUAP - Sportello Unico dell'Estense

VERSAMENTO DIRITTI D'ISTRUTTORIA (alla presentazione della pratica):

Diritti d'istruttoria SUAP