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XXV APRILE 2019 - Il discorso del Sindaco Roberta Gallana

25 aprile 2019


Buongiorno, benvenuti a tutti e buon 25 Aprile!


Ringrazio per la partecipazione le Autorità civili, militari e religiose. Ringrazio ancora le Associazioni combattentistiche, i gruppi e i rappresentanti dell'associazionismo e del volontariato di Este e, non ultimi, tutti i cittadini.
Oggi celebriamo il 74° anniversario della Liberazione che segnò la fine di anni drammatici di guerra e sofferenze. Nonostante siano passati 74 anni, parlare del 25 aprile non è mai un fatto scontato: questa data segna infatti una delle più paradossali della storia d'Italia.
L'Anniversario della Liberazione dovrebbe rappresentare il momento più importante di unione per una nazione tornata alla libertà dopo anni di guerra disastrosa ed esaltare i valori che hanno portato a questo esito. Invece sembra spesso che questa data venga usata e a volte strumentalizzata più per dividere che come simbolo di unione, di libertà e di democrazia.
Da una parte si evidenzia, giustamente, il contributo degli uomini e delle donne che diedero la vita alla lotta partigiana. Ma non fu questo un contributo esclusivo e non tutti i partigiani erano di un'area culturale. Inoltre, non si deve aver timore di riconoscere che la storia della Resistenza è stata segnata anche da alcuni fatti meno nobili. Ciò non toglie che si debba riconoscere che l'Italia, pur liberata dagli Alleati, ha avuto nella Resistenza il grande merito di rappresentare un momento di riscatto per un popolo intero che fino a qualche anno prima sembrava allineato al regime.
Non tutto è bianco o nero, come si vede: basterebbe in questo senso ricordare che il primo grande atto della Resistenza fu quello della Divisione Aqui che a Cefalonia fu massacrata perché, in nome del giuramento fatto al Re e al corpo, rifiutò di consegnare le armi ai tedeschi.
Si dovrebbe quindi tutti fare uno sforzo per superare posizioni di parte, lasciando i motivi di divisione per cercare invece di esaltare quelli che uniscono: il 25 aprile, con il suo portato di libertà, democrazia e pace è una festa di tutti, è la festa del domani, è la festa da cui ripartire per costruire un'Italia migliore in Europa.
Da questi eventi tragici partì infatti uno straordinario processo che coinvolse tutta la Nazione e che ci portò a consolidare la nostra democrazia, la pace, la cooperazione internazionale, e l'idea di Europa che è di strettissima attualità: tra qualche mese saremo chiamati alle urne per votare per il rinnovo del Parlamento Europeo e, permettetemi di ricordarlo, quest'anno ricorre il 40° delle prime elezioni a suffragio universale diretto del Parlamento. Era il 1979 e per la prima volta votavamo per eleggere i parlamentari europei. A ben vedere si potrebbe dire che anche in Europa il processo democratico ha avuto i suoi tempi, e il percorso non è ancora concluso, ma ciò non toglie che parlare di Europa in questa sede sia assolutamente pertinente. Dalle ceneri del Secondo Conflitto partì quell'azione dei padri fondatori europei che avevano l'obiettivo primario di costruire un futuro di pace e democrazia: uscivamo dalla guerra come una nazione divisa, in un continente di popoli nemici, e in una Europa distrutta e irriconoscibile, ma lì furono poste le basi per un continente forte e moderno.
Già durante la guerra, infatti, due italiani che sono stati gli illuminati padri fondatori europei, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, avevano messo il seme per un sistema che federasse i popoli fondando nel 1943: il Movimento Federalista Europeo. Quello avviato nel 1943 come sogno Europeo, passato attraverso la costituzione delle Comunità Europee - la CECA nel 1952, la CEE e la CEEA nel 1957 fino all'UE - è stato un processo lungo, ma che dalle ceneri della Guerra ci ha portato alla costruzione di un lungo periodo di pace: teniamolo a mente, un periodo tanto lungo di pace che non si era mai visto prima in Europa (salvo qualche eccezione come la guerra nei Balcani).
Migliorare l'Europa è dunque un'aspirazione giusta, ma si devono riconoscere anche i meriti di un processo, avviato dai padri costituenti in Italia durante i tragici eventi della Seconda Guerra, che hanno contribuito alla nostra pace e democrazia.
Parlare dei valori del 25 aprile oggi, ossia di libertà, di pace, di democrazia, mi porta inevitabilmente alla cronaca di questi giorni.
Abbiamo ancora negli occhi le immagini strazianti del giorno di Pasqua, della strage nella chiesa dello Sri Lanka; non vi sembra attuale il portato del 25 aprile rispetto al terrorismo o, cambiando fronte, rispetto ai venti di guerra appena oltre il nostro mare, con i possibili esodi di interi popoli? E per guardare entro i nostri confini, combattere quotidianamente per i valori del 25 aprile significa lotta alla corruzione, contrasto alle mafie, all’illegalità, salvaguardia dell'ambiente. In buona sostanza, questo cerco di dimostrare, democrazia, pace e la libertà non sono stati conquistati una volta e per sempre dai nostri padri, sono anzi un processo continuo, giorno dopo giorno, non a parole, ma con i gesti, le azioni, che ci coinvolge direttamente: non riguarda i grandi della terra, o solo i grandi, ma ognuno di noi. Parafrasando Kennedy, non chiediamoci cosa possono fare gli altri ma come possiamo contribuire noi per la pace, la libertà, la democrazia nelle nostre comunità, nel luogo di lavoro, nelle famiglie.
Nel sacrificio dei nostri nonni e dei nostri padri, o delle nostre nonne e delle nostre madri, ritroviamo quindi l'esempio per un impegno cui tutti siamo chiamati ogni giorno: tutti siamo chiamati, nel nostro piccolo, ad essere eroi!

Consentitemi, in conclusione, di ringraziare in questa sede il prof. Franco Marin, che ci onora con la sua presenza. Il signor Franco, medico apprezzato di Padova, è molto legato alla nostra Città tanto da aver recentemente donato un quadro di Delmo Veronese alle raccolte della Città. Ma cito in questa sede il signor Franco perché è stato un testimone diretto degli eventi bellici: partecipò alla lotta di Liberazione e per questo fu insignito dal Presidente Pertini del Diploma d'onore di combattente della libertà e successivamente della medaglia della liberazione del Ministero della Difesa. Un esempio e un amico di Este! Grazie prof. Marin.

Grazie a tutti.
Viva l'Italia, viva l'Europa!